MILANO – Le Borse europee chiudono positive guardando con ottimismo alla ripresa dei negoziati sul fornte commerciale tra Stati Uniti e Cina, con l’incontro in programma domani tra le delegazioni dei due Paesi a Washington, malgrado le incertezze che si registrano sul fronte geopolitico dopo l’invasione della Turchia nel nord della Siria. Milano sale dello 0,6% con Telecom che brilla sull’ipotesi di scoporo dell’attività dei data center ipotizzata da Bloomberg. Nel resto d’Europa Londra sale dello 0,33%, Francoforte dell’1,04% e Parigi dello 0,78%. Fa bene anche Wall Street: alla conclusione degli scambi in Europa il Dow Jones sale dello 0,72% e il Nasdaq dell’1%.

Sullo sfondo però le tensioni tra le due superpotenze restano significative. Ieri il governo degli Stati Uniti ha incluso altre 28 società nella lista delle compagnie da cui e aziende Usa non potranno più acquistare componenti o con cui non potranno più fare affari, perchè accusate di essere responsabili o complici nella repressione delle minoranze musulmane. Inoltre il governo ha emesso una nuova stretta sui visti per i funzionari cinesi sospettati di legati con la repressione della minoranza musulmana dello Xinjiang. Gli Usa – ha commentato duramente Pechino – “ignorano i fatti, calunniano e insultano la Cina su questioni relative allo Xinjiang”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, aggiungendo che le azioni americane sono state guidate da “intenzioni sinistre”. Indicazioni che hanno contribuito questa mattina a spingere al ribasso i listini asiatici, con Tokyo che ha chiuso a -0,61%, allineata in ribasso agli altri listini asiatici.

In lieve risalita l’euro: la moneta unica europea passa i mano a 1,099 sul dollaro rispetto al valore di 1,0958 di ieri sera. Piccola flessione per lo spread: il differenziale scende a 142 punti mentre il rendimento del decennale è dello 0,84%.

Torna a crescere nel pomeriggio il prezzo del petrolio: i contratti sul greggio Wti con scadenza a a novembre passano di mano a 53,55 dollari al barile, in crescita di 92 centesimi.  Quotazioni dell’oro nuovamente sopra i 1.500 dollari l’oncia e passa così di mano a 1.512 dollari l’oncia.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICAArgomenti:petroliooroWall StreetStati UnitiCina

di FEDERICO RAMPINI

di FLAVIO BINI

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