ROMA – L’Istat ritiene che l’obiettivo programmatico di crescita fissato per quest’anno dal Def, Pil a +0,1%, sia “coerente”,  in assenza di “perturbazioni derivanti da una significativa involuzione dello scenario internazionale”. Lo sostiene il presidente dell’Istituto, Gian Carlo Blangiardo, nell’audizione parlamentare sulla NaDef, la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza. L’Ufficio parlamentare di bilancio esprime dei dubbi sulle coperture: 7 miliardi da entrate di recupero dell’evasione fiscale “è un obiettivo piuttosto ambizioso”. Mentre da Bankitalia arriva un monito sulla necessità di assicurare un calo duraturo del debito pubblico, fattore di fragilità per il Paese. Stessa raccomandazione dal presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema: “Le particolari, favorevoli, condizioni dei tassi di interesse devono consentire di avviare il rapporto debito/Pil su un percorso credibile di riduzione”. E da Bruxelles concorda  il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis: “Consiglio a chi è in un periodo economico buono di costruire ‘cuscinetti’ nel bilancio da usare in caso di rallentamento. Così come chi ha spazio deve invece spendere, e chi ha debito alto deve metterlo su una traiettoria discendente”, dice nel corso nell’audizione al Parlamento europeo.

ISTAT. Il riferimento allo scenario internazionale riguarda in particolare i dazi imposti dagli Stati Uniti:  “L’imminente introduzione di nuovi dazi all’importazione negli Stati Uniti, secondo una logica di tipo selettivo differenziata per tipologia di prodotti a seconda del paese Ue di provenienza, impatta in modo significativo su un numero limitato di prodotti di eccellenza della nostra filiera agro-alimentare”. Nel complesso, ricorda Blangiardo, “il valore economico di questi prodotti ammonta nel 2018 a circa 400 milioni di euro, che incidono per meno dell’1% sull’export nazionale verso gli Usa, rappresentando quasi il 10% del valore economico delle vendite di prodotti alimentari italiani negli Usa”. “Le regioni che si caratterizzano per un maggiore peso di questi prodotti, sia rispetto all’export complessivo che a quello specifico dei prodotti alimentari verso gli Usa, sono la Sardegna (quasi il 10% dell’export totale, oltre l’80% su quello alimentare), la Valle D’Aosta (1,4% e oltre il 40%), l’Emilia Romagna (1,6% e oltre il 20%), la Lombardia (meno dell’1% e più del 15%). Seguono, con un peso dei prodotti oggetto di nuovi dazi sul totale dei prodotti alimentari esportati compreso tra il 5% ed il 10%, Calabria, Lazio, Piemonte, Veneto e Campania”.

Sull’impatto delle pertubazioni internazionali sulle nostre economie, Dombrovskis assicura che si continuerà “a usare la flessibilità prevista dalle regole del Patto di stabilità per consentire di reagire ad eventuali rallentamenti dell’economia”.

Dall’Istat anche i dati aggiornati sull’economia “non osservata”: in media, nel triennio 2014-2016, si riscontra un gap complessivo pari a circa 109,7 miliardi. Dati che “mostrano la persistenza di livelli elevati di evasione fiscale e contributiva, aspetti critici per il rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del nostro Paese e per l’efficacia e l’equità delle politiche pubbliche”, sottolinea Blangiardo.

Positivo invece il giudizio sul mercato del lavoro: “Pur in una fase di debolezza dell’economia, gli indicatori del mercato del lavoro dal lato dell’offerta hanno mantenuto un’intonazione positiva. Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro, nel secondo trimestre del 2019 il numero di persone occupate è cresciuto in termini congiunturali di 130 mila unità (+0,6%) e il tasso di occupazione è salito di 0,3 punti (59,1%)”.

Però il lavoro mantiene le sue debolezze di sempre, in particolare la scarsa partecipazione di donne e giovani:  “Le maggiori vulnerabilità presenti sul mercato del lavoro italiano sembrano riguardare prevalentemente le donne, i giovani e il Mezzogiorno”.  In particolare, “nel nostro paese ancora solo il 56,2% delle donne partecipa al mercato del lavoro e il tasso di occupazione non supera il 50%. Si tratta dei valori tra i più bassi, insieme a quelli della Grecia, tra i paesi dell’Unione Europea dove il tasso di attività è pari al 68,3% e quello di occupazione al 63,4%. Il ruolo ricoperto in famiglia, in assenza di un adeguato sistema di sostegno, appare come uno dei fattori discriminante (insieme alla regione di residenza e al titolo di studio)”.

La produttività, spiega inoltre Blangiardo, è più alta nelle imprese sostenibili: il “premio per la sostenibilità” in termini di produttività del lavoro per le imprese più orientate alla sostenibilità che può arrivare anche al 15%. “Il valore aggiunto delle ‘ecoindustrie’, ossia attività economiche la cui finalità principale è la protezione dell’ambiente o la gestione delle risorse naturali, nel 2017 è stato pari a 36 miliardi di euro e al 2,3% del Pil, con una tendenza alla crescita superiore a quella media dell’economia”.

BANKITALIA. “Per un Paese in cui il debito pubblico rappresenta uno dei principali fattori di fragilità, assicurare che la variazione di questo indicatore abbia quanto meno il segno giusto è il minimo”, ribadisce la Banca d’Italia in audizione sulla NaDef, segnalando che “il percorso di graduale riduzione del peso del debito sull’economia per essere credibile va fondato su misure di bilancio pienamente specificate e su una quantificazione prudente del loro impatto finanziario”. Secondo via Nazionale, “i tassi nominali sono i più bassi che si ricordino. Questa situazione va sfruttata per mettere il rapporto tra debito e prodotto su un sentiero di durevole discesa”.

“In prospettiva sembra necessaria una riforma fiscale complessiva e organica, fondata su un’attenta analisi” che “non può consistere nell’abbattere tutte le imposte. Nella definizione dei provvedimenti da adottare sarà opportuno prendere in considerazione in modo complessivo gli strumenti disponibili, incluse le imposte indirette”, afferma il vice direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini.

Bankitalia prende poi in esame le coperture alla manovra, raccomandando un attento monitoraggio delle coperture anche in corso d’anno: “Il conseguimento dell’obiettivo di bilancio per il prossimo anno richiede l’individuazione di coperture per oltre 14 miliardi. Il Governo ha indicato nella Nota i principali capitoli sui quali ha intenzione di intervenire. Per alcuni di questi, in particolare per gli interventi riguardanti il recupero dell’evasione, una quantificazione precisa è ardua. Al fine di assicurare il rispetto dell’obiettivo, è auspicabile che siano definiti momenti di monitoraggio dei conti in corso d’anno e pronti meccanismi correttivi in caso di scostamenti”.

Sì alla riduzione del cuneo fiscale, “può dare uno stimolo non irrilevante, seppur graduale, all’economia, accrescendo sia la competitività delle imprese, sia i redditi reali e quindi i consumi delle famiglie”.

Quanto agli incentivi all’uso degli strumenti di pagamento elettronici, la Banca d’Italia “guarda con favore a iniziative che incentivino l’uso di strumenti di pagamento tracciabili, che tendono a ridurre i tempi e i costi delle transazioni e che possono contribuire a contrastare, oltre all’evasione, altri comportamenti illegali; fermi restando, s’intende, i presidi necessari per evitare invadenze indebite nella sfera privata delle persone e per tutelare chi ha ancora difficoltà a utilizzare modalità di pagamento moderne”, rileva Signorini, suggerendo che
“tali strumenti siano disegnati in base a un’adeguata riflessione tecnica, per minimizzarne il costo, la complessità concettuale e operativa, nonchè gli eventuali effetti distorsivi, e quindi per massimizzarne l’efficacia”.

CORTE DEI CONTI. Per la Corte dei Conti l’imperativo è quello di ridurre il debito: “Le particolari, favorevoli, condizioni dei tassi di interesse devono consentire di avviare il rapporto debito/pil su un percorso credibile di riduzione”, dice il presidente Angelo Buscema in audizione sulla NaDef in parlamento, sottolineando la necessità di sostenere l’economia “senza ulteriori squilibri per i conti pubblici”.
Secondo la Corte, “l’aggiornamento del quadro programmatico si presenta molto più equilibrato” sul fronte del debito, considerato che nel def scorso la Corte “sulla variazione del deflatore del Pil esprimeva dubbi circa una possibile sovrastima”.

Buscema invita il governo anche a perseguire “una indispensabile riduzione della spesa pubblica, puntando al miglioramento dell’efficienza della Pubblica amministrazione, ad un attento screening della qualità dei servizi resi e ad una più penetrante capacità di misurazione dei risultati raggiunti dai diversi programmi”.  “Solo con un’attenta selezione delle attività da continuare a finanziare – prosegue – è possibile rendere compatibile il sostegno di progetti di investimento con la realizzazione di sistemi e livelli di istruzione e formazione all’altezza dei nostri partner e, naturalmente, liberare risorse per una riduzione dell’onere fiscale”.

UPB. Coperture incerte per le misure della legge di Bilancio secondo l’Upb. Il presidente Giuseppe Pisauro spiega in audizione che  “la parte preponderante (circa l’80%) degli interventi correttivi ipotizzati per il 2020 (14 miliardi) è affidata a incrementi di entrate, di cui circa 7 miliardi (lo 0,4% del pil) deriverebbero da misure di contrasto all’evasione”. A giudizio di Upb “si tratta di un obiettivo piuttosto ambizioso specie se confrontato con i risultati tradizionalmente ottenuti su tale fronte e difficilmente conseguibile solo attraverso strumenti per favorire il conflitto d’interessi”. Inoltre, “come spesso ricordato, sembrerebbe opportuno non fare affidamento su risorse incerte e a volte di natura non permanente ai fini dell’aggiustamento dei conti pubblici”, sottolinea Upb.

Tuttavia l’Upb “ha validato il quadro macroeconomico programmatico 2019-2020” della Nota di aggiornamento al Def “, pur evidenziando rilevanti fattori di rischio. La previsione per il 2020 “appare gravata da forti incertezze internazionali (dazi, Brexit, rallentamento della Cina, squilibri finanziari e avversione al rischio degli investitori) e dai margini d’intervento delle politiche economiche globali per fronteggiare un’eventuale recessione”.

 

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