Matteo Renzi sfida il suo governo su quota 100 ma il premier Giuseppe Conte chiarisce che la misura sulle pensioni approvata dall’esecutivo giallo-verde non si tocca. Considerando anche la provocaziond di Luigi Di Maio a  Conte, nel governo è in atto una contesa a tre sulla manovra approvata due gioni fa in consiglio dei ministri “salvo intese”.

Nodo Quota 100
Matteo Renzi annuncia da Firenze un emendamento per eliminare quota 100. “Domattina partiamo con la presentazione del Family Act, con Elena Bonetti. E spiegheremo perché secondo noi quella misura, che investe 20 miliardi in tre anni guardando solo ai pensionandi, è ingiusta: quei soldi dovrebbero andare ai giovani, alle coppie, alle famiglie, agli stipendi e ai servizi. Noi voteremo un emendamento per cancellare Quota 100 e dare quei soldi alle famiglie e agli stipendi: vediamo che cosa faranno gli altri”, scrive il leader di Italia Viva nella e-news di presentazione della Leopolda 10, che prenderà il via stasera.

Il premier Giuseppe Conte gli replica direttamente da Bruxelles: “Quota cento c’è, è un pilastro della manovra. C’è un iter parlamentare e dobbiamo rispettare le opinioni ma confido da presidente del Consiglio che questa manovra mantenga la sua coerenza intrinseca”.

Il fronte 5 stelle
Il ministro degli Esteri guida il Movimento 5 stelle su una linea barricadera. E chiede che il testo torni “lunedì” in cdm. La risposta di Conte è tranchant: il via libera già c’è stato, lunedì si esaminerà solo un decreto sul terremoto. E da Bruxelles, prima di entrare al vertice Ue, aggiunge: “Non mi sottrarrò ad altre verifiche. L’obiettivo è abbassare le tasse, recuperando risorse dal sommerso”. Ma la questione non sembra affatto chiusa.

Il premier, che descrivono parecchio seccato dalle sortite di M5s e Iv, chiede “lealtà” ai partiti di governo e li invita a “collaborare” nella lotta all’evasione. Ma i pentastellati fanno trapelare molti malumori e la manovra diventa sempre più terreno di scontro su molti temi: dal tetto al contante alle multe per chi non installi pos, fino alla stretta sulle partite Iva.

Da parte sua il segretario del Pd Nicola Zingaretti, ospite di Sky tg 24, afferma: “Bata polemiche, la manovra stata votata dal Cdm e quindi non va rimessa in discussione”. Quanto alla ‘querellè sulle partite Iva, risponde: “Si vedrà nel dibattito parlamentare ma questo governo – sottolinea il segretario dem – ha ripreso ad ascoltare le parti sociali a palazzo Chigi. Si scommette su una prospettiva che possa riaccendere l’economia italiana”.

La Commissione europea potrebbe chiedere chiarimenti al governo, con una lettera, sulle coperture e i saldi della legge di bilancio: “Se serve li daremo, siamo molto sereni su questo”, ha detto Conte ieri al suo arrivo a Bruxelles per il Consiglio europeo. Ma è il fronte interno a impensierire di più. Perché da M5s e Iv fioccano distinguo e annunci di emendamenti alla manovra. Sullo sfondo, è il sospetto che circola tra i parlamentari, ci sarebbe una partita di Di Maio e Renzi per sostituire Conte. Al Senato, dove Renzi è determinante, secondo fonti cinquestelle in caso di ribaltoni non solo rischierebbe di spaccarsi il gruppo M5s ma ci sarebbe una decina di senatori Fi pronti a venire in soccorso di Conte, magari con appoggio esterno. Ma tra renziani e 5s c’è chi osserva: “La legislatura è solida, il governo no”.

In mattinata Di Maio ha visto i ministri M5s al ritorno dagli Usa per ridiscutere le cose che non vanno, dalla stretta sulla flat tax per le partite Iva (con tetto al reddito e ai rimborsi), a tutto il pacchetto contro l’evasione fiscale.
“E’ una follia”, – dichiara Stefano Buffagni, – voler cambiare le norme sulle partite Iva”. Quanto alla stretta anti evasione, i M5s denunciano il rischio che abbassare il tetto al contante da 3000 a 2000 euro e mettere multe per i commercianti che non usino il pos, penalizzi i piccoli. Al ministero già si lavora a una riduzione delle multe sui pos, ma Conte difende a spada tratta il suo pacchetto anti evasione, incluso il tetto al contante. E aggiunge che la manovra non aumenta le tasse, come sostiene l’opposizione: “C’è un aggravio selettivo ma la pressione fiscale cala, non aumentano le tasse per 10 miliardi perché vengono contati 3,6 miliardi recuperati dalle frodi”.

L’accusa di volere nuove tasse viene anche da Iv. Il ministro Roberto Gualtieri annuncia una Sugar tax sulle bibite con zuccheri aggiunti. Esulta il ministro Lorenzo Fioramonti che vorrebbe anche una tassa sulle merendine e chiede di destinare i fondi alla scuola. Ma Luigi Marattin, a nome di Matteo Renzi, annuncia un emendamento per cancellare la tassa.

Si litiga anche sul carcere agli evasori. Conte riunisce a Palazzo Chigi un tavolo sulle frodi fiscali, per concordare la norma da inserire nel decreto fiscale, dove c’è l’inasprimento della sola pena per la dichiarazione fraudolenta. Ci sono il ministro Alfonso Bonafede per il M5s, Michele Bordo per il Pd, Pietro Grasso e Maria Cecilia Guerra per Leu, Giuseppe Cucca per Iv. Alla fine fonti governative M5s affermano che c’è una prima intesa di massima. Dal Pd spiegano che ci sono nodi come le soglie di punibilità dei reati (Renzi le alzò, M5s vorrebbe farle scendere). Ma Italia viva dice un altro no: nessuna intesa.

L’atmosfera è quindi molto tesa. E nel pomeriggio i griiini rilanciano, sulla scorta di quanto discusso nel vertice fra Di Maio e i ministri, con una nota sul blog delle Stelle chiedono di rimettere tutto in discussione.  In pratic dicono che il testo uscito da Palazzo Chigi non vale nulla.  “Iniziamo a spiegare – scrivono –  che quando un provvedimento, una legge, come ad esempio quella di bilancio o il decreto fiscale, che tutti conoscono come ‘Manovra’, viene approvata con la dicitura ‘salvo-intese’, significa che ci sono diversi aspetti di quella legge su cui il governo non ha trovato ancora accordo. Quindi viene approvata, ma sul contenuto vanno trovate ancora delle intese”. E a questa sottolineatura aggiungo un minaccioso messaggio: “Senza il voto del MoVimento 5 Stelle non si va da nessuna parte. Questo è quello che hanno chiesto i cittadini nel 2018 e noi non tradiremo mai la parola data agli italiani”.

Messo in chiaro questo, i grillini passano alle proposte alternative alla manovra varata dal governo.  “Se dovessero mancare delle risorse, visto che per noi non si possono recuperare alzando le tasse alle partite Iva, siamo pronti a metterci al tavolo e proporre nuove coperture. Come ad esempio un maggior gettito dai concessionari autostradali che ogni anno ci alzano le tariffe dei caselli, magari senza nemmeno fare la manutenzione adeguata, e per di più con contratti e rendimenti che non esistono in nessun altra parte del mondo”, propongono.

Ribadiscono in maniera piuttosto chiara quello che, secondo loro, non va nella manovra.  “Dal tetto al contante alla multa sul pos, saremmo d’accordo se queste rappresentassero delle vere misure anti-evasione. Ma queste misure non solo non fanno recuperare risorse, addirittura rischiano mettere nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori. Un segnale culturale devastante”, scrivono. –  se maggior maggior ragione nel governo stiamo ancora cercando l’intesa sul carcere e la confisca per i grandi evasori, cioè per coloro che evadono più di 100.000 Euro”.

Secondo i grillini “non si può pensare di obbligare il titolare di una piccola attività familiare ad avere il pos, se le commissioni delle banche restano altissime. Il limite del contante non ci vede contrari ma bisogna mettere in condizione tutti di poter usare una carta di credito. “Bisogna colpire i pesci grossi”.

Tutti ragionamenti che portano in una sola dichiarazione. Si deve fare un nuovo Consiglio dei ministri, come chiesto da Di Maio. O un vertice di maggioranza. Consegnate le opportune rassicurazioni all’Europa, . si scrive sul blog – adesso riteniamo opportuna la convocazione di un vertice di maggioranza per lavorare alle intese che ancora non ci sono”.Il Movimento 5 stelle ha fiducia in questo governo e massima fiducia nel presidente Giuseppe Conte. Lo ringraziamo per avere difeso, come avevamo chiesto, quota 100, ma siamo in una repubblica parlamentare, dove è il Parlamento a decidere”.

Successivamente fonti del Movimento hanno però cercato di smorzare i toni.  “Il MoVimento 5 Stelle ha espresso
liberamente, come sempre, la propria posizione. Non si tratta, quindi, di ultimatum o minacce come scrivono i giornali. Il presidente Conte ha tutta la nostra fiducia e siamo sicuri che la nostra posizione verrà presa in considerazione da tutti. Ribadiamo il massimo sostegno all’azione di governo”, fanno sapere gli ambienti grillini.

Ma ormai il dato è tratto. E soprattutto nel Pd prendono la cosa sul serio. Anche se usano l’ironia. Dario Franceschini, che già nell’ultimo Cdm aveva ricordato ai grillini che continuando di questo passo si andava a sbattere, posta un laconico, ma significativo tweet: “Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno”. Un messaggio subito rilanciato dal segretario dem Nicola Zingaretti.

Al messaggio di Franceschini risponde, cercando di sminuire la portata dello scontro in atto, il collega Vincenzo Spadafora. “Caro Dario, nessun ultimatum. Semplicemente la posizione della prima forza politica in Parlamento dove si pesa davvero la democrazia. Da parte del M5s massimo sostegno all’azione di governo. Maggiore collegialità e dialogo non possono che far bene”, scrive il ministro per le Politiche giovanili e lo sport.

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