Non è una presa di posizione campata per aria quella che vede il segretario del Pd Nicola Zingaretti contrario alla ricandidatura del governatore uscente della Calabria, Mario Oliverio. Al Nazareno, alle prese con il complicato puzzle delle Regionali 2020, con l’Emilia Romagna in cima ai pensieri dem, da sbrogliare c’è anche il nodo calabrese.

Tanto che ci si affida ai sondaggi. E un sondaggio Swg è stato commissionato dal Pd per avere qualche dato sull’amministrazione uscente che pure cinque anni fa rappresentò un successo del centrosinistra guidato da Oliverio, che la strappò al centrodestra, con ben il 61,4% dei consensi.

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Calabria, il governatore Oliverio: “Elezioni il 26 gennaio”. Ma nessuno ha il candidato
di ALESSIA CANDITO

Ma ora i sondaggi mostrano uno scenario opposto. Nell’indagine Swg sulla percezione dell’amministrazione regionale della Calabria e del suo attuale presidente, i dati sono negativi. I Dem tirano fuori dal cassetto il report anche per rispondere al pressing di chi ritiene obbligato ripresentarsi con Oliverio, e anche di chi accusa il segretario di farsi consigliare da Nicola Gratteri, il procuratore della Repubblica a Catanzaro.

Nel report alla domanda “Negli ultimi cinque anni lei ritiene che la qualità della vita nel suo territorio sia migliorata o peggiorata?”, la risposta è stata al 64% peggiorata e solo per un 7% migliorata. Non brilla neppure la fiducia nei confronti del governatore uscente (solo il 14% del campione), mentre 86% non ha fiducia e la fiducia più bassa (al 92% di non fiducia) è tra coloro che non si collocano né a destra né a sinistra. Idem per quanto riguarda il giudizio sull’inefficace azione dell’amministrazione. Ma è soprattutto sui problemi concreti che i voti sono bassi, sotto la sufficienza.

Chiamati infatti ad esprimersi con un voto (da 1 a 10) , gli intervistati danno 3,9 per la promozione turistica e poi via via sempre meno fino al 3,2 su “favorire l’occupazione e la creazione di posti di lavoro”. Il Pd calabrese è affidato a un commissario, Stefano Graziano che continua a battere su un tasto: “Per essere competitivi in Calabria c’è bisogno di rinnovamento. Lo hanno compreso sia la maggioranza del gruppo dirigente calabrese del Pd che il centrosinistra locale visto il logoramento del partito negli ultimi anni”.

Il punto è, per Graziano, convincere il governatore uscente a fare un passo indietro e lavorare su un’altra candidatura: “Ho fatto a Oliverio più volte appello perché un politico di lungo corso come lui non può non avere senso di responsabilità generosità e lealtà che dovrebbero essere nel suo dna”.

Oliverio sembra intenzionato ad andare avanti. E risponde duramente al Pd nazionale: “Piuttosto che utilizzare le sedi proprie per un confronto responsabile sul come affrontare  la fase preparatoria delle elezioni regionali in Calabria si utilizza la divulgazione di un sondaggio che pare sia stato Commissionato e realizzato mesi addietro. Un sondaggio che, da quanto leggo, non fa riferimento ad intenzioni di voto e del quale non è chiara la metodologia. È grave che a commissionarlo ed ancora più a divulgarlo sia stato il Pd nazionale. Probabilmente tutto ciò è conseguenza del fatto che ci si ostina ad insistere su un veto nei miei confronti senza che, a qualche settimana dalle elezioni, si abbia la capacità di indicare una proposta di coalizione e di candidatura alternativa al presidente uscente. Mi auguro che al Nazareno si recuperi consapevolezza e responsabilità e si abbandoni la logica del tanto peggio tanto meglio”.

 
Ma il Pd non sembra intenzionato a una retromarcia. Anche se Pippo Callipo, l’imprenditore del tonno, grazie al quale i Dem speravano di incrociare i consensi grillini, oggi si è tirato indietro affermando non esserci le condizioni per un suo impegno diretto a correre per la presidenza della Regione Calabria il 26 gennaio, il Pd non tornerà su Oliverio. Per il Nazareno è comunque indispensabile un candidato che sappia parlare a quel popolo grillino che si riconoscerà in una lista civica senza insegne, se sarà questa la scelta voluta da Luigi Di Maio.  Un rompicapo per il centrosinistra. Anche se a destra non va meglio dopo il no di Matteo Salvini a Mario Occhiuto . 

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