Matteo Renzi a Mezz’ora in più su Rai 3 sostiene sia “giusto” che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “vada al Copasir e spieghi tutto” sulla “spy story, modello fiction americana”, il cosiddetto caso Russiagate, che ha coinvolto il ministro della Giustizia, Usa William Barr, “venuto a incontrare segretamente il capo del Dis Vecchione”. E consiglia al premier di “dare la delega dei servizi, anche per liberarsi di un peso. Io suggerisco nell’interesse del presidente del Consiglio di avere un signor professionista che se ne occupi, di non essere sempre lui in prima fila”.

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Russiagate, quell’incontro segreto a Ferragosto
di CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINI

“Sono testimone che sono, si dice in romanesco, fregnacce e balle quelle di chi vuole collegare Obama a questa storia” ha proseguito il leader di Italia Viva parlando dell’ipotesi che il presidente Obama lo abbia coinvolto nelle interferenze sulle elezioni americane contro Trump. “C’è chi sostiene che in questa vicenda nel 2016” sui rapporti di Trump con la Russia “ci sia un ruolo di Obama: mi accusano di essermi messo d’accordo con lui ma è evidente che questa ipotesi non è una spy story ma una farsa. Non a caso ho querelato il signor Papadopoulos (l’ex consulente del presidente Donald Trump, coinvolto nell’inchiesta del procuratore Robert Mueller, ndr) che dice queste cose. Io avevo un rapporto molto stretto con Obama e sono pronto a testimoniare in ogni tribunale del mondo rispetto alla straordinaria correttezza umana, morale, politica di Obama. Chi tira in ballo Obama lo fa per dinamiche politiche interne”.

Del viaggio in Italia di Barr si occupa oggi anche la stampa americana. Il New York Times, citando due fonti, scrive che alcuni diplomatici e funzionari dell’intelligence all’ambasciata Usa a Roma non conoscevano il motivo della visita dell’attorney general americano (viaggio – voluto da Trump – mirato a una sorta di controinchiesta sul Russiagate per rispondere alle accuse del procuratore speciale Mueller e dell’Fbi).

E nella notte, Lindsey Graham, presidente della commissione giustizia del Senato e uno dei più stretti alleati di Donald Trump, ha scritto una lettera al premier italiano Giuseppe Conte, a quello britannico Boris Johnson e all’australiano Scott Morrison chiedendo che continuino “a cooperare con l’attorney general William Barr” nell’inchiesta sulle origini del Russiagate. “Uno dei doveri dell’attorney general è supervisionare l’indagine in corso” e i suoi incontri nei tre Paesi sono “ben dentro i confini della sua normale attività”, ha osservato.

 

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Carlo Verdelli
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